giovedì 28 settembre 2023

“La sirenetta”: il live-action Disney supera “la prova”, tante polemiche per nulla

 


RECENSIONE – Tanto trambusto per nulla. Dopo mesi e mesi di polemiche, il film “La sirenetta” è finalmente arrivato nelle sale il 24 maggio. A distanza di quasi un mese dalla data di distribuzione possiamo tranquillamente affermare che, nonostante le premesse, si tratti dell’ennesimo trionfo della Disney. Il live-action ripercorre in maniera abbastanza fedele la trama dell’omonimo film d’animazione della Disney, quello del 1989 che già di suo era un rifacimento della fiaba originale dello scrittore Hans Christian Andersen.

La regia è curata da Rob Marshall, mentre la sceneggiatura gode della firma di David Magee. Quando fu annunciata la scelta di un’attrice nera per interpretare Ariel, l’opinione pubblica chiacchierò molto anche dei tranelli in cui il politicamente corretto rischiava di inciampare con tale scelta. Nella versione del 1989 Ariel veniva educata/civilizzata dal principe in quanto la giovane, giunta in superficie a digiuno degli usi e costumi umani, non sapeva usare neanche le posate in maniera corretta.

Per il live-action il timore era dunque che il casting più inclusivo potesse goffamente rappresentare una Ariel nera “civilizzata dal principe-uomo-cis-bianco”, proponendo raccapriccianti stereotipi di epoca coloniale. Assurdamente remando contro la propria battaglia. Sarebbe stato il colmo! E infatti così non è stato perché la produzione ha avuto l’intuizione giusta. L’ambientazione di fantasia – esotica e indefinita – è popolata di personaggi di diverse etnie. Sono delle donne nere le prime ad aiutare Ariel a prendere confidenza con la realtà in superficie.

Halle Bailey nei panni di Ariel funziona. L’attrice offre una buona performance recitativa e la scelta della Disney di cambiare l’immagine tradizionale della protagonista di base non cambia alcunché. Tradisce soltanto la nostalgia degli spettatori più affezionati, ma offre maggiore rappresentazione etnica e – diciamo anche questo – amplia il ventaglio del merchandising. In termini di marketing, ora sugli scaffali degli store e nei parchi divertimento Disney ci saranno più versioni dello stesso personaggio: business. In soldoni l’utile incontra il dilettevole.

Regalano soddisfazione anche gli altri artisti del cast. In particolare Jonah Hauer-King (il principe Eric) e Javier Bardem (Re Tritone). È stato dato un maggiore senso anche alla cattiveria di Ursula, interpretata egregiamente da Melissa McCarthy. In Italia le canzoni hanno inseguito le orme della tradizione del 1989. Apprezzabile l’interpretazione canora di Mahmood che presta la voce a Sebastian. La qualità della grafica non è stata accolta con un giudizio unanime dalla critica. La prima parte ambientata in fondo al mare mostra purtroppo una fotografia forse troppo scura. Molte delle scene ambientate nel mondo in superficie sono state invece riprese in Sardegna i cui panorami offrono – inutile dirlo – vedute e location mozzafiato.

Nella trama sono stati aggiunti dei dettagli che correggono in maniera ligia alcune lacune presenti nel film d’animazione. Ad esempio il fatto che l’Ariel del 1989 non cerchi mai di comunicare con il principe scrivendo, nonostante abbia sigillato il patto con Ursula firmando un contratto (pertanto si presuppone che la ragazza sappia leggere e scrivere). Fiore all’occhiello della nuova narrazione è sicuramente il maggiore spazio concesso nella storia a Eric. Nella vecchia versione Disney il principe appariva, infatti, un personaggio abbastanza passivo. A lottare per l’amore e il lieto fine era soprattutto Ariel, disposta a tutto per il suo amato. Del resto si tratta dell’aspetto di frequente più criticato della fiaba.

Ariel è una principessa ribelle, una figlia che disubbidisce coraggiosamente al padre per rivendicare la propria indipendenza e seguire il cuore. Dall’altra parte è ancora animata dall’incoscienza della giovinezza e nel cartone animato investe nell’amore più di quanto faccia obiettivamente Eric. Questo squilibrio non è mai stato giudicato con occhio benevolo, etichettato addirittura come un modello di relazione romantica impari e non sana. Questa volta, invece, Eric cessa di essere una sorta di soprammobile. Compaiono addirittura scene in cui canta innamorato di Ariel prima ancora di conoscerla adeguatamente di persona. Il personaggio acquista maggiore spessore psicologica. I due giovani poi si avvicinano a piccoli passi grazie alla passione in comune per il collezionismo. Insomma, “La sirenetta” così non racconta più unicamente la storia di Ariel che lotta per il suo amore. Diventa finalmente il racconto di due giovani che lottano insieme per il loro amore


Recensione di Valentina Mazzella, pubblicata sul Napolisera.it in data 18 giugno 2023.


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lunedì 15 maggio 2023

"Lazarus”: da Broadway al Teatro Mercadante l’ultimo musical di David Bowie, oggi in scena con Manuel Agnelli


RECENSIONE – Eccentrico, abissale, sublime. Il musical “Lazarus” è in scena al Teatro Mercadante di Napoli fino a domenica 14 maggio. La magistrale regia di Valter Malosti ci regala l’opera ideata da David Bowie e dal commediografo irlandese Enda Walsh, a sua volta ispirata a “The Man Who Fell to Earth” (“L’Uomo Che Cadde Sulla Terra”) di Walter Tevis. “Lazarus” calcò il palco per la prima volta il 7 dicembre 2015 presso il New York Theatre Workshop di Manhattan.

In quell’occasione David Bowie è anche apparso per l’ultima volta in pubblico, prima di spegnersi poco dopo il 10 gennaio del 2016. All’epoca l’artista era già provato dalla malattia. Tuttavia decise ugualmente di offrire al pubblico un’eccellente performance in un capolavoro di teatro e musica più volte etichettato come “il suo testamento creativo”.


Il ruolo un tempo rivestito da David Bowie è oggi egregiamente interpretato dall’iconico Manuel Agnelli. Malosti ha, infatti, dichiarato in delle interviste di aver desiderato sul palcoscenico non un attore che cantasse, ma a tutti gli effetti un cantante che si prestasse anche alla recitazione. Con Agnelli abbiamo nel cast Casadilego (dalla nota trasmissione “X-Factor”), Michela Lucenti, Dario Battaglia, Attilio Caffarena, Maurizio Camilli, Noemi Grasso, Maria Lombardo, Giulia Mazzarino, Camilla Nigro e Isacco Venturini.

Lo spettacolo è arricchito da alcuni dei pezzi musicali più celebri di Bowie e da quattro componimenti inediti scritti di proposito, tra cui il brano che battezza lo spettacolo. Il tutto eseguito da una notevole band composta da Laura Agnusdei (sax tenore e sax baritono), Jacopo Battaglia (batteria), Ramon Moro (tromba e flicorno), Amedeo Perri (tastiere e synth), Giacomo “ROST” Rossetti (basso), Stefano Pilia (chitarra) e Paolo Spaccamonti (chitarra).


A distanza di cinquant’anni, Bowie spolverava la storia del romanzo originale di Walter Tevis. Raccontava la vicenda visionaria di un alieno, Newton, intrappolato sulla Terra dove non riesce né a invecchiare e né a morire. Un’opportunità per l’artista per trattare tematiche a lui care come l’invecchiamento, il dolore, l’isolamento e la perdita dell’amore. “Lazarus” è, insomma, un musical che ha attraversato l’oceano. È partito da Broadway per arrivare a Napoli carico di tutta la sua energia e della potenza espressiva che gli spettatori hanno accolto con forti applausi.




Recensione di Valentina Mazzella, pubblicata sul Napolisera.it in data 11 maggio 2023.


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venerdì 12 maggio 2023

Teatro Mercadante, “Misericordia” di Emma Dante: una fiaba moderna sulla maternità


RECENSIONEUna fiaba moderna. Una storia che commuove profondamente. “Misericordia”, scritto e diretto da Emma Dante, è in scena al Teatro Mercadante di Napoli dal 19 al 30 aprile. Lo spettacolo racconta il degrado e la miseria umana, eppure è una narrazione delicata ricca e di sentimenti. Sul palco recita un cast composto da quattro volti: Italia Carroccio, Manuela Lo Sicco, Leonarda Saffi e Simone Zambelli. Quattro talenti che, in un solo atto, fanno sorridere ed emozionare il pubblico.

La trama racconta di tre puttane che crescono come un figlio un ragazzo menomato e ipercinetico, Arturo. La madre biologica si chiamava Lucia ed era loro coinquilina nel monolocale lurido in cui vivono tra gli stenti. Lucia muore vittima di violenze domestiche. Il padre era un uomo aggressivo che non desiderava diventare genitore. Arturo cresce così accudito da tre mamme che parlano pugliese e siciliano. Tre donne fragili con i loro rimpianti e il proprio sconforto.

“Misericordia” si rivela un’occasione per riflettere sulla maternità, tema caro all’autrice Emma Dante per sue vicissitudini di vita. La sceneggiatura non nasconde di aver tratto ispirazione da “Pinocchio” di Carlo Collodi. Cita apertamente il classico della letteratura attraverso le musiche, il parallelo tra Arturo e l’incorreggibile burattino di legno e il soprannome “Geppetto” con cui viene indicato il padre biologico. Il finale apre il cuore e viene accolto dagli spettatori con gli occhi lucidi e uno scroscio di applausi sentiti.




Recensione di Valentina Mazzella, pubblicata sul Napolisera.it in data 26 aprile 2023.


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martedì 2 maggio 2023

“Mare Fuori 3”: perché Ciro piace tanto alle fan?


SERIE TV – Nel suo essere allo stesso tempo un teen-drama e un prison-drama, la serieTV “Mare Fuori” ha riscosso i migliori ascolti soprattutto tra gli adolescenti. In particolar modo tra le ragazze i cui cuori sono stati letteralmente affascinati dagli attori più giovani del cast. Fin qui nulla di strano. Del resto è una dinamica comune e vecchia quanto il mondo del cinema che fin dalle origini ha sfruttato la popolarità di innumerevoli volti dello star-system per incrementare il numero degli spettatori.

Nel caso di “Mare Fuori” uno dei personaggi più quotati tra le spettatrici è sicuramente quello di Ciro Ricci, interpretato dal talentuoso Giacomo Giorgio (classe 1998). A tal punto che, sebbene nella sceneggiatura sia morto al termine della prima stagione, Ciro continua a comparire anche nella seconda e nella terza attraverso una serie di ricordi e flashbackProprio perché gli autori sono perfettamente consapevole del fascino che il suo personaggio esercita sul pubblico. Anzi, se fosse possibile tornare indietro nel tempo, probabilmente gli stessi sceglierebbero di non farlo morire.


Quando la scelta narrativa fu presa, infatti, la serie era stata scritta “a scatola chiusa”. Gli sceneggiatori non potevano immaginare le reazioni degli spettatori, quale protagonista sarebbe stato più oppure meno apprezzato. Nessuno di loro si sarebbe aspettato che addirittura molte adolescenti sperassero in un ritorno in vita di Ciro, in pieno stile “Beautiful”. Lo dimostrano le molteplici teorie formulate sul web circa i famosi “due minuti” inesistenti che in tantissime speravano venissero trasmessi al termine dell’ultimo episodio trasmesso su RaiDue lo scorso mercoledì.

Premettiamo che un’eventuale scelta simile renderebbe la narrazione inverosimile e ridicola. Per “Mare Fuori” rappresenterebbe un grosso “salto dello squalo”. La serie perderebbe tantissimi punti in termini di credibilità e coerenza circa le sue intenzioni e il messaggio di riscatto a cui è devota. Il decesso di Ciro, infatti, è stato inequivocabile ed emblematico. Sorge per tanto un quesito grosso quanto tutto l’isolotto di Nisida: perché questo personaggio è così apprezzato? Accade forse per “il fascino del cattivo”? È di certo uno dei più grandi misteri di “Mare Fuori”.

Diamo naturalmente per scontato – in buona fede – che le adolescenti impazziscano propriamente per Giacomo Giorgio e non per il personaggio in sé che interpreta. Nella fiction, infatti, Ciro rappresenta uno dei detenuti dell’IPM di Napoli, ma non uno qualsiasi. Non è un ragazzetto che si è lasciato trascinare dagli eventi. È il figlio del capo di un clan della camorra che a sua volta aspira a diventare boss. E nelle dinamiche di bullismo, violenza e prevaricazione all’interno del carcere effettivamente già ne ricalca diversi aspetti, con tanto di scagnozzi al seguito.

Ovviamente possiamo riflettere su quanto sia stato un ragazzo vittima del contesto socio-culturale sbagliato in cui è nato. Su quanto le sue scelte di criminalità siano dettate dal mondo disfunzionale di illegalità e delinquenza in cui è cresciuto. Resta tuttavia il fatto che di per sé Ciro rappresenti nella serie un antagonista. Per lui si può a un certo punto provare compassione, ma non ammirazione. Emergono pertanto molti dubbi sulle capacità di analisi delle tante fan che desiderano un ritorno in vita di Ciro. Come se non si cogliesse il vero significato del prodotto.


Anche il personaggio di Edoardo Conte (Matteo Paolillo) incarna quello di un antagonista se rapportato a Carmine Di Salvo (Massimiliano Caiazzo). Da un lato Carmine che desidera “uscire dal sistema “. Dall’altro appunto Edoardo, amico di Ciro che ne raccoglie l’eredità. Eppure il percorso di quest’ultimo è sicuramente più altalenante. La sua figura è stata fortemente romanticizzata attraverso la relazione d’amore con Teresa (Ludovica Coscione)Nel corso delle tre stagioni ci sono stati degli alti e bassi che addirittura fanno riporre la speranza in una remota possibilità che in futuro Edoardo comprenda i suoi errori e si riscatti. Alla luce di ciò lo charme esercitato da lui sul pubblico appare più plausibile. Al contrario, nei vari episodi, non c’è stato un eguale approfondimento psicologico di una presunta sensibilità di Ciro in un’ottica che non sia da “guappo”Per questo la devozione nei suoi confronti resta un bel dilemma da grattarsi il capo.


Articolo di Valentina Mazzella, pubblicato sul Napolisera.it in data 28 marzo 2023.

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martedì 18 aprile 2023

"Mare Fuori 3”, elogio a Cardiotrap e al suo messaggio contro l’amore possessivo


NAPOLI – “È un’anima innocente che lotta per il bene mettendo al primo posto sempre l’altro”: sono le parole spese dall’attore partenopeo Domenico Cuomo per descrivere Cardiotrap, il personaggio di cui veste i panni nella serieTV di successo “Mare Fuori 3”. Il giovane interprete (19 anni) l’ha dichiarato durante un’intervista condotta dal QuotidianoNazionale il mese scorso. Cuomo è originario della provincia di Napoli e ha già lavorato in altre produzioni note al grande pubblico come “Gomorra La serie 3”, “L’amica geniale”, “Catch 22” di George Clooney e “Il Commissario Ricciardi”.

Raccontare la profondità di Gianni Cardiotrap non è banale. Nella pluralità delle storie raccontate in “Mare Fuori” da tre stagioni, sicuramente ogni detenuto ha una sua peculiare complessità. Nessun personaggio appare piatto e bidimensionale. Alle spalle c’è quasi sempre un trascorso che apre la finestra su una zona grigia che denuncia la fragilità e l’umanità dell’individuo. Quella stessa umanità su cui il penitenziario minorile desidera investire per inseguire il riscatto di tante giovani vite. Eppure, tra i tanti protagonisti, senz’altro Cardiotrap è il personaggio più puro. È una personalità sensibile, vittima di un sistema e delle dinamiche sociali di un contesto sociale disfunzionale con cui non desidera allinearsi.

In tre stagioni impariamo a conoscerlo progressivamente meglio. È un adolescente finito in prigione inizialmente a causa di un episodio di criminalità di cui ha compreso l’errore. Un episodio ingigantito dalle circostanze sfortunate che gli sono costate una pena più dura. In realtà è un ragazzo che proviene da una situazione familiare di disagio in cui la madre è purtroppo vittima di frequenti violenze domestiche. Episodio dopo episodio, apprendiamo la sua grande passione per la musica. Ama scrivere e comporre canzoni. È per questo che Gianni viene chiamato da tutti Cardiotrap. Il suo personaggio spesso strizza l’occhio alla figura di Liberato, il noto cantautore napoletano dall’identità segreta. Non è casuale: in passato a lungo si è vociferato che si trattasse proprio di un detenuto dell‘IPM di Nisida. Nella fiction la musica simboleggia per Gianni un’ancora di salvezza, quella per continuare a sognare un futuro diverso, migliore. Fuori dal carcere.

Cardiotrap è un personaggio che nel tempo matura. Soprattutto è un ragazzo che riconosce grande valore all’amicizia, alla giustizia, all’onestà e in particolare all’amore. All’amore vero, quello sano che desidera il bene e il benessere della persona amata. Un amore che non ammette violenza, possesso ed egoismo. Ciò emerge dalla storia romantica che il suo personaggio intreccia con Gemma (interpretata da Serena Codato), una detenuta a lungo vittima degli abusi di un fidanzato violento e stalker. I discorsi di Cardiotrap spesso si contrappongono a quelli di Pino (Artem Tkachuck), il cui personaggio propone un adolescente non cattivo, ma sicuramente più immaturo sotto molteplici aspetti. Pino è meno riflessivo, accecato da una gelosia opprimente che lo spinge ad assumere spesso atteggiamenti da attaccabrighe.

Cardiotrap non concepisce gabbie per l’amore. Ripudia le dinamiche nocive frequenti spesso nei primi amori più acerbi e in alcuni infelici rapporti disfunzionali in età adulta. In una serieTV seguita da tantissimi spettatori giovanissimi, Gianni diventa un punto di riferimento estremamente funzionale per educare il pubblico alla ricerca di relazioni improntate sul rispetto, sulla fiducia, sul sostegno reciproco, l’equità e una buona comunicazione. Impersona un ragazzo di coscienza, contrario alla logica della violenza e della prevaricazione. Un’anima candida che in un mondo disonesto incassa moltissimi colpi sleali, ma continua a scegliere l’onestà. Un personaggio che si spera possa diventare esempio e ispirare il pubblico per una realtà più empatica, votata alla vera giustizia e agli affetti più genuini e sani. 


Recensione di Valentina Mazzella, pubblicata sul Napolisera.it in data 21 marzo 2023.

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domenica 16 aprile 2023

"Mare Fuori 3”: dalla criminalità al riscatto la tortuosa strada della speranza


RECENSIONE – Anche in questa terza stagione il mare si conferma indiscusso protagonista della serieTV “Mare Fuori”. L’incantevole mare delle panoramiche del Golfo di Napoli. Lo stesso che bagna le sponde dell’isolotto di Nisida. Ma qual è il suo significato? Naturalmente nella fiction non si parla banalmente di acque salate. Il mare simboleggia la redenzione. La speranza di un futuro alternativo e migliore per i giovani dell’Istituto Penale Minorile di Napoli in cui sono detenuti ragazzi e ragazze che hanno commesso dei reati prima del raggiungimento della maggiore età.

Dopo le prime due stagioni di grandissimo successo, le aspettative circa “Mare Fuori 3” erano altissime. Fortunatamente non sono state deluse. Il risultato non era scontato. Oggi parliamo già di una serie cult nel suo genere. Ciò è stato possibile grazie all’eccezionale regia di Ivan Silvestrini e alle sceneggiature di Cristiana Farina (ideatrice) e Maurizio Careddu. Trasmessa nelle ultime sei settimane con doppio appuntamento il mercoledì su RaiDue, in realtà “Mare Fuori” è stata già distribuita per intera su RaiPlay dal 1° febbraio 2023. Nonostante l’esorbitante numero di visualizzazioni in streaming, il pubblico ha avuto piacere nel riguardare i dodici episodi anche in TV.

La serie è stata prodotta, come negli anni precedenti, da Rai Fiction e Picomedia. Di recente è stata inoltre acquistata per la distribuzione da Netflix: era un piatto troppo ghiotto per lasciarlo raffreddare sul davanzale. “Mare Fuori” è stata, infatti, trasmessa e molto apprezzata anche all’estero. Precisamente in oltre venti Paesi, alcuni dei quali hanno addirittura avanzato la richiesta per l’acquisto dei diritti perché avrebbero piacere a realizzarne dei remake ambientati nei loro territori. In Italia, invece, gli autori sembrano confermare i lavori almeno fino alla sesta stagione.

Con l’ingresso in campo di Netflix, in tutta sincerità aleggiava il timore che la vorace società statunitense potesse in qualche modo influenzare più del dovuto la produzione della serie. Non è un mistero che i prodotti della sua piattaforma siano spesso omologati. Più incentrati sulla fruibilità che sulla qualità cinematografica in sé. Tutto sommato “Mare Fuori 3”, invece, conserva perfettamente la propria identità filmica e narrativa. Fanno forse eccezione alcuni aspetti e dettagli, utili per rendere la serie allineata con i tempi e più vendibile in termini di immagine ed eventuale merchandising.

Da tre stagioni la serie viene accompagnata da uno stigma. In tantissimi – nove casi su dieci senza averla seguita – associano “Mare Fuori” al panorama narrativo di “Gomorra – La serie”, accusando la fiction di infangare la reputazione di Napoli. In realtà è vero che nelle sue trame non siano mai mancate scene di scippi, spaccio, furti e vera criminalità organizzata. Tuttavia non cavalca l’esaltazione della violenza e della delinquenza. Invita il pubblico a un’attenta analisi sociologica delle dinamiche criminali del tessuto camorristico e del pessimo codice non scritto da cui esse derivano. Sprona gli spettatori a un continuo esercizio di empatia nei confronti dei personaggi, ciascuno con una personale complessità. 

Nelle precedenti stagioni la molteplicità di storie raccontate approfondivano diverse tematiche: la violenza domestica in famiglia, lo stalking e il femminicidio, la tossicodipendenza, l’abuso sessuale e la consapevolezza del consenso. Di base, trattandosi per diversi aspetti, di un teen-drama la sceneggiatura tratta i conflitti genitori-figli, le disparità sociali ed economiche, la discriminazione etnica, le prime cotte e i primi amori, i sogni infranti, la maternità, la pedagogia, il valore della famiglia e dell’amicizia. Tutti argomenti universali. “Mare Fuori” non disdegna nemmeno storylines con protagonisti adulti diventando così un format godibile a qualsiasi età.

Siamo di fronte a un’opera di alto impatto emotivo. Sicuramente non privo di strafalcioni, ma che è capace a modo suo di lasciarsi perdonare. In questa stagione in particolare, ad esempio, i primi sei episodi sono stati “esasperanti”. Va ammesso. La serie avvertiva l’esigenza di forti scossoni. Scossoni necessari, dal punto di vista narrativo, a innalzare il livello critico di certe situazioni in modo che più dolente fosse la caduta – metaforica – dei personaggi. La prima metà di “Mare Fuori 3”, sì, ha moltissimo estremizzato circostanze, atteggiamenti e soluzione in chiave malavitosa. Ahinoi, “in stile Gomorra. Molta violenza e criminalità gratuita, trame marginali più povere e trascurate. Espedienti narrativi e risvolti alle volte poco verosimili, poco credibili. Alcuni inseriti quasi “per allungare il brodo”.

Dall’ottavo episodio in poi si registra un nuovo decollo. La serie torna in carreggiata sui suoi binari. In una visione più vasta lo spettatore comprende. C’era il bisogno di rimescolare le carte. Molti personaggi escono inaspettatamente di scena. Alcuni con un lieto fine, altri con una tragedia. Tutti però dovevano concludere un percorso. Del resto nessuno dei detenuti è un ergastolano. Allo stesso tempo c’era l’esigenza, soprattutto in vista delle prossime stagioni, di introdurre nuovi volti con spunti tematici diversi. Anche solo per evitare “l’effetto minestra riscaldata”.

Per scrivere i soggetti gli autori non hanno disdegnato attingere anche dai classici sempreverdi, un po’ come la storia d’amore tra Carmine Di Salvo (Massimiliano Caiazzo) e Rosa Ricci (Maria Esposito) che interpretano quasi Romeo e Giulietta in una versione Nisida 2.O. Figli di clan avversari, sembra che il loro sentimento non possa essere vissuto in tranquillità. E con questo e altri dubbi, “Mare Fuori 3” ha salutato il pubblico con un finale col botto. Una conclusione aperta che regala suspence e la formulazione di innumerevoli teorie.

Cavallo di battaglia della serie è – innegabile – il settore musicale. Non soltanto l’incredibile sigla di apertura “Mare Fuori” (feat Icaro, Lolloflow, Raiz), ma anche le altre musiche curate da Stefano Lentini. A questo giro si è aggiunta una nuova hit: “Origami all’alba” di Matteo Paolillo – Icaro, Lolloflow, CLARA.

E poi c’è l’impeccabile cast. Il pubblico letteralmente adora i più giovani Nicolas Maupas, Valentina Romani, Matteo Paolillo, Artem, Massimiliano Caiazzo, Giuseppe Pirozzi, Giovanna Sannino, Maria Esposito, Clotilde Esposito e Giacomo Giorgio. Abbiamo poi Vincenzo Ferrera, Agostino Chiummariello, la tenerissima Anna Ammirati, Pia Lanciotti e Raiz. Dulcis in fundo Carolina Crescentini, Carmine Recano, Antonio De Matteo e Lucrezia Guidone. Degna di menzione addirittura la breve comparsa di Chiara Iezzi (del mitico duo Paola e Chiara) nel ruolo della madre di Giulia/CrazyJ (Clara Soccini).

“Mare Fuori 3″ è diventato così, in poco tempo, un fenomeno virale. Ciascun personaggio ha il suo approfondimento. Nessuno è in bianco e nero. E per gli aspetti positivi e i barlumi di umanità ogni protagonista riesce a farsi amare. Perché è in quella fessura che può fiorire la salvezza, la possibilità di una redenzione. Quella riflessa dal mare. E quando non è possibile guardare il mare dalla finestra, allora l’importante è portarlo almeno dentro.



Recensione di Valentina Mazzella, pubblicata sul Napolisera.it in data 22 marzo 2023.


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giovedì 23 marzo 2023

Teatro Mercadante, “Il giardino dei ciliegi” di Anton Čechov in scena con la regia di Rosario Lisma

 


RECENSIONE – “Il giardino dei ciliegi” di Anton Čechov è in scena al Teatro Mercadante di Napoli fino a domenica 19 marzo 2023. Ne firma l’adattamento e la regia, curati in maniera creativa, Rosario Lisma. La commedia a suo tempo fu l’ultima opera teatrale dell’autore russo prima di morire per tubercolosi nel 1904. La trama trae spunto da alcune vicende biografiche che colpirono Čechov da vicino nella prima giovinezza, lasciando in modo evidente un segno.

Racconta la storia di una famiglia di possidenti costretta a mettere all’asta e poi a lasciare la casa per l’impossibilità di pagare l’ipoteca sulla proprietà. Una bella tenuta affiancata da un meraviglioso giardino di ciliegi (di amareni in lingua originale) che Lopachin, un arricchito discendente di contadini, desidera disboscare per far spazio alla costruzione di una schiera di villette per villeggianti.

Il cast è ridotto a sei personaggi interpretati egregiamente da Milvia Marigliano, Rosario Lisma, Giovanni Franzoni, Eleonora Giovanardi, Tano Mongelli e Dalila Rea. Si aggiunge fuoricampo la voce di Roberto Herlitzka. In particolare Milvia Marigliano ci regala una Ljuba eccelsa: infantile e immatura al punto giusto da lasciarsi trascinare dalle emozioni forti, dall’amore e dalla nostalgia.

Non è forse un caso che gli oggetti della scenografia conservata più a lungo siano esattamente quelli giganti di una camera per bambini. Bastano un armadio, un grande orsacchiotto e dei grossi dadi a rievocare l’innocenza di un passato felice che non c’è più.


“Il giardino dei ciliegi” tratta temi che erano di grande attualità nella Russia a cavallo tra XIX e XX secoloNel 1861 era stata abolito il sistema feudale e questo comportò lo sviluppo di nuove dinamiche economiche e sociali. Da un lato il declino dell’aristocrazia, incapace di conservare i propri privilegi senza più i servi della gleba. Dall’altra l’ascesa avida, determinata e alle volte sleale della nuova borghesia, disposta a tutto per inseguire il proprio riscatto sociale.

Rosario Lisma, però, evidenzia nell’opera anche dell’altro: la contrapposizione tra le generazioni. Gli adulti si lasciano maggiormente travolgere dalla nostalgia dei ricordi, ma i giovani no. La figlia più piccola di Ljuba, Anja, rappresenta la giovinezza e l’entusiasmo con cui custodisce la speranza nell’immaginare il futuro come una nuova avventura. Ed è proprio questo il tasto che rende la commedia ancora intensa da apprezzare oggi e in ogni epoca.


Recensione di Valentina Mazzella, pubblicata sul Napolisera.it in data 18 marzo 2023.

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